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Università e Impresa
- Alcuni dati sugli spin off in Italia
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La nascita di imprese che coinvolgono docenti e ricercatori universitari, in quanto risultato di un'attività di ricerca, non è un fenomeno nuovo nel nostro Paese: fino al 2000 si è trattato, però, di eventi sporadici e non istituzionalizzati. Il fenomeno degli spin-off da ricerca ha assunto una dimensione consistente in Italia a seguito dell'emanazione di specifiche norme le quali hanno autorizzato il personale docente delle università e degli enti pubblici di ricerca (EPR) a partecipare ad iniziative imprenditoriali finalizzate allo sfruttamento commerciale dei risultati dell'attività di ricerca. In particolare, l'art. 2 del dlg. 27 luglio 1999 n.297 autorizza le università e gli EPR ad emanare regolamenti che consentono ai ricercatori e ai professori, in deroga alla normativa vigente, di partecipare al capitale ed alla gestione di società di recente costituzione finalizzate all'utilizzazione industriale dei risultati della ricerca. A seguito di tale normativa nei primi anni del decennio le università si sono dotate di specifici regolamenti per l'autorizzazione degli spin-off universitari, ed in molti casi hanno anche svolto un'attività di promozione e sostegno a tali iniziative. Relativamente all'anno di costituzione , il processo di creazione delle imprese spin-off della ricerca pubblica in Italia rappresenta senza dubbio un fenomeno recente. Esso risulta infatti osservabile in maniera rilevante nel nostro Paese a partire dagli anni Ottanta, ma è soltanto a partire dal 2000 che la diffusione di tale forma di valorizzazione della ricerca universitaria presenta una intensità significativa. Al 31.12.2011 le spin-off della ricerca pubblica censite in Italia sono 990, un fenomeno in rapida crescita (tabella 1). Basti a tale proposito considerare che circa il 90,3% delle 990 imprese spin-off ad oggi rilevate e attive nel territorio nazionale è stato costituito nel corso degli ultimi undici anni. In particolare, nel 2010 sono state costituite 117 unità (pari all’11,8% del numero complessivo di imprese spin-off ad oggi identificate nel nostro Paese). Il tasso di sopravvivenza è particolarmente elevato. Peraltro, il dato relativo al 2010 e al 2011 è da considerarsi largamente provvisorio e destinato ad aumentare, poiché la visibilità di queste imprese spesso diventa effettiva alcuni mesi dopo la costituzione formale.
Tabella 1 - Anno di costituzione delle imprese spin-off della ricerca pubblica in Italia (n=990)

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Fonte: IX Rapporto annuale sulla valorizzazione della ricerca nelle università italiane, Netval, Aprile 2012.
I risultati relativi alla localizzazione geografica (tabella 2) delle imprese mostrano come le regioni nelle quali si è assistito inizialmente al fiorire più intenso di imprese spin-off, siano quelle che - anno per anno - hanno mantenuto un tasso di nascita sostenuto sino ad oggi. Infatti, il fenomeno di creazione di imprese spin-off della ricerca pubblica appare tuttora concentrato e consolidato principalmente al Centro-Nord, ma in recente espansione anche al Sud e nelle Isole: oltre il 50% delle imprese identificate è localizzato nell’Italia Settentrionale (con un’età media superiore ai 7 anni di attività, lievemente più elevata nel Nord-Ovest rispetto al Nord-Est), il Centro ne ospita il 26,9% (la cui età media è pari a 6,6 anni), mentre nella parte meridionale ed insulare del Paese risiede il residuo 22,9% (con un’età media di 5,9 anni). Ne deriva un quadro abbastanza sbilanciato, ma in leggero riequilibrio rispetto agli anni precedenti. Le considerazioni sopra esposte appaiono supportate anche dall’analisi delle regioni di localizzazione delle imprese spin-off attive al 31 dicembre 2011 (n=990): è infatti l’Emilia Romagna la regione che ospita il maggior numero di spin-off (11,6%). Livelli di concentrazione minori, seppure elevati, si registrano in Lombardia (11,5%), Toscana (10,6 %), Piemonte (10,3%), Puglia (8%), Lazio (6,9%) e Veneto (6,8%). Quote percentuali più contenute si rilevano in Sardegna (5,2%), Friuli Venezia Giulia (4,9%), Marche (4,3%) ed Umbria (3,8%). Si registrano presenze più modeste in Calabria (3,6%), Liguria (3,4%), Campania (2,8%), Sicilia (2,5%), Trentino Alto Adige (1,6%) e Abruzzo (1,2%), mentre le percentuali relative a Basilicata (0,4%) e Molise (0,4%) rivestono un peso trascurabile, anche alla luce del coinvolgimento estremamente recente di queste ultime regioni nel fenomeno di creazione di imprese spin-off della ricerca pubblica. A tal proposito, le evidenze relative all’età media delle imprese in base alla localizzazione geografica appaiono confermare tale considerazione. Le imprese spin-off italiane più giovani sono infatti quelle localizzate nell’Italia Centro-Meridionale, e in particolare quelle lucane (età media pari a 4,7 anni), seguite dalle aziende ubicate in Puglia (5 anni), Sardegna (5,4), Veneto (5,8), Abruzzo (5,9), Marche (6), Lazio (6,1), Campania (6,1), Molise (6,2), Calabria (6,3), Friuli Venezia Giulia (6,6), e Umbria (6,8). L’età media estremamente ridotta delle imprese sarde, pugliesi e laziali, alla luce dell’incidenza non trascurabile da esse rivestita sul numero complessivo di imprese spin-off esistenti in Italia, è indice della recente e rapida diffusione del fenomeno in tali regioni.
Tabella 2 - Localizzazione geografica delle imprese spin-off attive al 31 dicembre 2011 (n=990)

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Fonte: IX Rapporto annuale sulla valorizzazione della ricerca nelle università italiane, Netval, Aprile 2012.
Relativamente ai settori di attività (tabella 3) delle spin-off attive in Italia al 31 dicembre 2011 (n=990), circa un terzo di tali imprese (il 31,2% per la precisione) è attivo nel campo delle ICT. Il peso relativo di tale settore è progressivamente diminuito nel tempo e sono cresciute le imprese attive nei comparti energia e ambiente (attualmente il secondo settore più rappresentato, con un’incidenza del 17,4% sul totale) e delle life sciences (14,1%, in costante aumento). Seguono i comparti dell’elettronica (12,7%), dei servizi per l’innovazione (8,7%) e del biomedicale (7,5%), mentre si rilevano quote più modeste per l’automazione industriale (4,8%), il settore delle nanotecnologie e dei nuovi materiali (3,7%), della conservazione dei beni culturali (2,2%) ed - infine - dell’aerospaziale (0,9%). Le evidenze circa l’età media delle imprese spin-off operanti nei diversi settori high-tech mostrano come sia proprio il settore ICT il comparto popolato da imprese mediamente più anziane (età media pari a 13,4 anni), seguito a breve distanza dall’elettronica (12,7 anni) che - come abbiamo visto in precedenza - ha rappresentato il campo di attività in cui le prime esperienze di imprese high-tech sono state avviate, verso la fine degli anni Sessanta, insieme al settore energia e ambiente. Tuttavia le aziende attive in quest’ultimo campo risultano un po’ più giovani (età media pari a 10,8 anni), a dimostrazione del continuo impulso che il comparto in parola ha continuato a ricevere anche negli anni più recenti attraverso la creazione di nuove imprese ogni anno operanti in tale ambito. Appaiono mediamente più giovani le attività imprenditoriali rilevabili nel nostro Paese nei comparti del biomedicale (5 anni), delle nanotechnologie (che abbiamo visto rappresentare oggetto di attività da parte delle imprese spin-off italiane a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, con 6,6 anni), delle life sciences (8,8 anni), dei servizi per l’innovazione (9,1 anni) e della conservazione dei beni culturali (9,6 anni).
Tabella 3- Settori di attività delle imprese spin-off attive al 31 dicembre 2011 (n=990)

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Fonte: IX Rapporto annuale sulla valorizzazione della ricerca nelle università italiane, Netval, Aprile 2012.
Sempre in riferimento all’analisi delle competenze tecnologiche delle imprese e la loro evoluzione nel tempo rivela il ruolo che esse sono in grado di svolgere nella diffusione e nello sfruttamento commerciale delle tecnologie più avanzate, come dimostrato dalla Figura 1.
Figura 1 - Composizione percentuale del campione per settore di appartenenza e periodo di

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Fonte: IX Rapporto annuale sulla valorizzazione della ricerca nelle università italiane, Netval, Aprile 2012.
Relativamente alle università e/o altro EPR di origine (tabella 4), alcune università nel corso degli anni si sono progressivamente consolidate come vere e proprie ‘fucine di imprenditori high-tech’. Il numero di spin-off nate dai loro laboratori è infatti influenzato da vari fattori, quali la qualità della ricerca svolta, l’effetto imitazione innescato da alcuni casi di successo, la fornitura di specifici servizi da parte degli EPR, l’introduzione di specifici programmi a livello regionale, nonché la presenza di operatori specializzati a livello locale e regionale. E' abbastanza immediato notare i casi di università che hanno puntato molto sulle imprese spin-off, in tempi diversi, come il Politecnico di Torino (le cui spin-off rappresentano il 8,2% del totale nazionale), le Università di Padova (5,3%), Bologna (4,8%), Perugia (3,7%), Cagliari (3,4%), Udine (3,4%), l’Università della Calabria (3,3%), l’Università di Milano (3,3%), l’Università di Pisa (3,1%), il Politecnico di Milano (3%), la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (2,9%) e l’Università Politecnica delle Marche (2,7%).
Tabella 4 - Composizione EPR di origine delle spin-off della ricerca pubblica in Italia (n=990)

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Fonte: IX Rapporto annuale sulla valorizzazione della ricerca nelle università italiane, Netval, Aprile 2012.
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