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Tesi di dottorato

dott.ssa Chiara Bomprezzi

 

Titolo: Crisi epilettiche ad esordio tardivo in una serie di pazienti con glioblastoma "seizure free" alla diagnosi: analisi di prevalenza, significato prognostico e fattori di rischio

Coordinatore: Prof. Fiorenzo Conti

Dottorato: Neuroscienze

Ciclo: VI° - Nuova Serie (XX Ciclo)


 
Abstract
Le crisi epilettiche sono frequenti nei pazienti con tumore cerebrale primitivo e la loro incidenza è correlata al grado istologico. I pazienti con gliomi di alto grado hanno una frequenza minore rispetto a quelli con lesioni di basso grado (30-60% vs >80% dei casi).
Il 35-50% dei pazienti con glioma high-grade le presenterà all'esordio ed un ulteriore 15-35% le svilupperà nel successivo decorso di malattia.
L'attenzione fino ad ora si è focalizzata soprattutto sulle crisi all'esordio di malattia, sulla ricerca dei fattori legati alla loro comparsa e sulla loro risposta alla terapia. E' noto inoltre che l'insorgenza delle crisi all'esordio rappresenta un fattore prognostico positivo probabilmente perché la loro comparsa precoce anticipa il tempo della diagnosi.
Esistono pochi dati in letteratura specifici sulle crisi ad esordio tardivo nei pazienti con glioblastoma multiforme (GBM). L'individuazione di un subset di pazienti con una maggiore propensione alle crisi post-operatorie potrebbe avere un impatto significativo sulla qualità della vita e potrebbe essere utile per individuare quei soggetti in grado di trarre maggior beneficio dall'utilizzo di una profilassi anticonvulsiva mirata.
ObiettiviLo scopo del nostro lavoro è stato quello di valutare in pazienti con GBM "seizure-free" all'esordio il significato della comparsa di crisi epilettiche tardive nella storia naturale di questi malati e di analizzare i fattori che possono influenzarne o prevenirne la comparsa.
Materiali e Metodi Sono stati analizzati retrospettivamente i dati di una serie consecutiva di 79 pazienti operati per GBM sopratentoriale senza crisi all'esordio. In quelli che hanno manifestato episodi critici a comparsa tardiva sono stati valutati intervallo libero da crisi, Karnofsky Performance Status (KPS), eventuali terapie associate e neuroimaging al momento dell'episodio.
Sono state successivamente confrontate le sopravvivenze di questi pazienti con quelle di soggetti che non hanno mai presentato crisi.
Sono stati quindi analizzati e considerati come possibili fattori in grado di influenzare la comparsa di crisi tardive i seguenti elementi: età, sesso, KPS all'esordio, sintomi alla presentazione, sede del tumore, entità dell'asportazione, terapie adiuvanti (radio e chemio), eventuale profilassi antiepilettica.
Le curve di sopravvivenza sono state realizzate utilizzando il metodo di Kaplan-Meier e la differenza tra le sopravvivenze è stata valutata con il log-rank test. La regressione logistica multipla è stata utilizzata per testare il valore predittivo delle variabili associate o meno alla comparsa delle crisi tardive e per identificare i fattori legati alla sopravvivenza di questi pazienti.
RisultatiDei 79 pazienti 24 (30.3%) hanno presentato crisi tardive. In 17 casi la comparsa di crisi è stata associata a progressione tumorale, in 2 alla sospensione della terapia profilattica.
La sopravvivenza media dei pazienti con crisi tardive è risultata di 15.3 ± 2.5 mesi, significativamente superiore (p = 0.0096) a quella dei pazienti senza crisi (7.2 ± 0.9 mesi). Il gruppo dei pazienti con crisi "late-onset" ha mostrato un'età media inferiore rispetto al gruppo seizure-free (55 ± 16.7 vs 64 ± 10.2, p = 0.022).
Tra gli elementi analizzati in grado di influenzare la sopravvivenza la presenza di crisi tardive non ha mostrato alcun ruolo significativo.
Si sono rivelati fattori "protettivi" per la comparsa di crisi epilettiche tardive: età maggiore, copertura antiepilettica, asportazione macroscopicamente radicale e disturbi cognitivi all'esordio di malattia.
Discussione e ConclusioniI nostri dati si riferiscono ad una casistica selezionata, costituita esclusivamente da pazienti con GBM senza crisi all'esordio considerati, secondo i dati di letteratura, una popolazione con outcome peggiore rispetto a quella con crisi alla diagnosi.
La probabilità di crisi epilettiche decresce con l'età nei pazienti con GBM. I tumori di alto grado nei pazienti più giovani molto più probabilmente possono originare dalla trasformazione di un preesistente tumore di basso grado, mantenendo in parte un comportamento biologico meno aggressivo. Questa ipotesi potrebbe spiegare come mai abbiamo trovato nei pazienti con crisi tardive una sopravvivenza più lunga. Questa potrebbe favorire la comparsa di crisi epilettiche per la maggiore possibilità di interazione tra tessuto sano e tumorale con conseguente genesi di un focus epilettogeno. D'altro canto però la loro presenza e la loro identificazione non influenza in alcun modo la possibilità di sopravvivenza di questi malati.
Nella nostra analisi si evidenzia un ruolo protettivo della profilassi antiepilettica con farmaci di seconda generazione nei confronti delle crisi epilettiche tardive nei pazienti con GBM "seizure-free". Questo elemento, sicuramente discordante dai dati della letteratura che mostrano una sostanziale inefficacia della profilassi antiepilettica a lungo termine con i vecchi farmaci, offre degli spunti sulla necessità di testare in studi randomizzati e controllati le capacità profilattiche dei nuovi anticonvulsivi.
La relazione tra tumore e crisi è complessa e le differenze nella biologia tumore-specifica potrebbero spiegare l'efficacia variabile della profilassi antiepilettica post-operatoria.
Abstract (english version)
Seizures are commonly related to primary brain tumors. They are observed in the 80% of low-grade gliomas and in the 30-60% of high-grade ones. Patients with high-grade glioma have seizures at presentation in 35-50% of cases, later in 15-35%.
Up to date attention  has been focused on either disease onset seizures or their trigger factors or drug response. It is also well-known that seizures at the clinical onset in these patients are a positive prognostic factor, may be due to the possibility of an earlier diagnosis.
Few works can be found in the literature about late onset seizures in patients with glioblastoma multiforme (GBM).
Identification of subset of patients with GBM with higher propensity for postoperative seizure could make a significant impact on this group of patients' quality of life. It could be also useful to identify anticonvulsant therapy more responders patients.
ObjectiveWe studied a series of patients with glioblastoma (GBM) seizure-free at  presentation and tried to ascertain the prevalence and the prognostic value of their late-onset seizures. We also tried to analyze those factors which could either trigger or prevent late onset seizures.
Materials and methodsWe retrospectively analysed 79 consecutive patients without seizures at the diagnosis operated on for a supratentorial GBM. In patients with late-onset epilepsy data were collected with regard to seizure-free interval, Karnofsky performance status (KPS), neuroimaging, post-operative radiation and chemotherapy. Then we compared mean survival time of these patients with that of patients without history of epilepsy
These factors have been analyzed as late onset seizures triggers: age, sex, KPS and symptoms at the disease onset, tumor location, resection extent, adjuvant therapy (RT/CT), anticonvulsant therapy.
Survival curves were produced according to the Kaplan-Meier method and differences in survival tested for statistical significance by the log-rank test. Multiple logistic regression analysis was used to test the predictive value of variables possibly associated with development of late-onset seizures and with the survival time of our series.
ResultsIn our 79 patients series, 24 (30.3%) developed late-onset seizures. Seventeen patients had first seizure at tumor progression and 2 after withdrawal from their anticonvulsant medication.
The mean survival time of patients with late seizures was 15.3 ± 2.5 months longer than that observed in patients seizure-free (7.2 ± 0.9; p = 0.0096)
Patients with late onset seizures in our series showed the lowest mean age (55 ± 16.7 vs 64 ± 10.2,
p = 0.022). In our series late onset seizures didn't influence the patients survival. Age (the older one), anticonvulsant therapy, gross total resection and cognitive disturbances are found as protective factors in seizure onset.
ConclusionsOur data concern to selected patients with GBM seizure-free at presentation. According to the literature, they might represent a population with worse outcome than that observed in patients with seizures at the diagnosis. Patients with seizures, late-onset too, could show a better prognosis. We observed that seizure probability decreases as the patient age rises. High grade gliomas in younger patients could be more prone to have transformed from a pre-existing low grade tumour, partly retaining a less aggressive tumour biology, while high grade gliomas in older patients more often may arise de novo. Because of this hypothesis it may be more likely the interaction between healthy and neoplastic tissue in a new epileptogenic focus, without influence on survival.
In our series we observed the second generation anticonvulsant  as a protective factor for the late onset seizures in patients with GBM. These challenging data, not in agreement with the literature about the paste anticonvulsant drugs efficacy, egg us to provide for randomized controlled studies about anticonvulsant prophylaxis efficacy with new generation drugs.
The relation between tumour and seizures is complex and the protean neoplastic biology could explain the variable efficacy of the postoperative anticonvulsant prophylaxis.
 
 
Per informazioni rivolgersi a:

Ripartizione Dottorato di ricerca
tel: 071 2202217
email: dottorato@univpm.it
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento: 21-04-2010

 
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