Lo scheletro del suolo (frazione superiore ai 2 mm) è solitamente considerata una frazione bioticamente inerte. In realtà studi recenti hanno messo in luce che lo scheletro contiene carbonio organico e che è microbiologicamente attivo. Ciò porta a considerare lo scheletro del suolo come possibilità inesplorata per l'adsorbimento e la degradazione dei fitofarmaci accelerandone la scomparsa dal suolo.
Il presente lavoro si basa su un esperimento di laboratorio atto a confrontare il contribuito dello scheletro e della terra fine (frazione biologicamente attiva) nell'assorbimento e degradazione di due erbicidi, metobromuron e terbutilazina. Lo studio è stato condotto considerando due suoli italiani derivanti da rocce parentali, marna calcarea e arenaria.
I valori di KF, parametro che definisce l'adsorbimento, misurati erano di 1,30 e 2,22 per il metobromuron e 1,24 e 2,21 per la terbutilazina, nella terra fine delle arenarie e marne calcaree, rispettivamente. Sorprendentemente, lo scheletro del suolo, considerando la frazione 20-10 mm, ha mostrato una capacità di assorbimento di circa il 40% e il 20% rispetto alla frazione della terra fine delle arenarie e delle marne calcaree dei suoli. Il valore derivato di Koc (costante di adsorbimento del carbonio organico) per lo scheletro si è rivelato molto più elevato di quello della terra fine indicando una attività di assorbimento del carbonio organico dello scheletro superiore a quella della terra fine. La degradazione dei fitofarmaci ha seguito una cinetica di primo ordine in tutti i trattamenti e i valori di emivita trovati nello scheletro erano nello stesso range di quelli della terra fine dimostrando una buona capacità di biodegradazione di questo substrato. L'assenza di degradazione dei due fitofarmaci nello scheletro dei due suoli, studiata in condizioni di sterilizzazione, conferma l'importanza dell'attività biotica di questo nel degradare le due molecole test.
I risultati mostrano che la frazione grossolana del suolo può ampiamente contribuire all'adsorbimento e alla degradazione dei fitofarmaci riducendone i tempi di residenza nei suoli.