Gli organismi fotosintetici sono di gran lunga la via
d'ingresso principale nella biosfera, per l'energia e il carbonio. La metà
dell'attività fotosintetica ha luogo in mare, soprattutto ad opera del
fitoplancton. Le modalità attraverso cui questi organismi risponderanno ai
cambiamenti globali che stanno interessando il nostro pianeta avrà dunque
ricadute dirette e inevitabili sul resto dei viventi.
Nel mondo che ci aspetta, la CO2 atmosferica avrà tenori
notevolmente più alti di quelli attuali. Questo presumibilmente indurrà i
fitoplanctonti ad un diverso uso delle risorse disponibili e a una loro diversa
ripartizione tra le componenti cellulari. E' evidente che questo si
ripercuoterà sul funzionamento degli ecosistemi di cui il fitoplancton è parte.
In questo articolo, abbiamo studiato le risposte nella fisiologia
e nella composizione cellulare di Protoceratium
reticulatum, una dinoflagellata potenzialmente tossica, in seguito
all'esposizione a medio termine a un incremento di CO2.
I parametri fisiologici studiati sono stati i tassi di
crescita, la taglia cellulare, i tassi fotosintetici e respiratori, alcune
attività enzimatiche chiave. La composizione cellulare è stata valutata con
metodi analitici tradizionali e mediante spettroscopia FTIR (vedi Giordano et
al. 2001, Journal of Phycology 37:
271-279).
Dopo un incubazione prolungata per 3 generazioni a pCO2
di 390 ppm (pCO2 atmosferica attuale), 1000 ppm (pCO2
attesa per la fine del secolo) e 5000 ppm, i parametri fisiologici hanno
mostrato incrementi significativi, ma la composizione cellulare è rimasta
pressoché invariata.
E' percezione comune che gli organismi (specialmente i
microrganismi) rispondano a variazioni ambientali modificando il proteoma
espresso, ovvero acclimatandosi alla nuova condizione. In questo articolo,
proponiamo che l'omeostasi delle componenti cellulari organiche sia una
strategia alternativa e in alcuni casi preferibile per la gestione di
perturbazioni ambientali. L'omeostasi di composizione è presumibilmente
particolarmente vantaggiosa quando le perturbazioni sono transitorie e di
durata breve relativamente ai tassi di crescita degli organismi. Questo perché,
per quanto le risposte regolatorie e di acclimatazione possano essere messe in
atto rapidamente, il loro costo potrebbe essere superiore ai benefici, quando i
cambiamenti ambientali abbiano luogo per un tempo insufficiente allo
sfruttamento dei vantaggi fisiologici da esse conferiti.